Descrizione:
Il territorio della Foresta Regionale, costituito in prevalenza da un grande pascolo, si estende per 114 Ha nel Comune di Mezzoldo e ricade sul versante Sud-Ovest del Monte Azzaredo (2.118 m) ed il versante Sud del Monte Tartano (2.289, m), lungo i versanti bergamaschi dello spartiacque Orobico.
La morfologia del versante, nella parte boscata, è uniforme con boschi a prevalenza di abete bianco e rosso, con sporadica presenza del faggio e di latifoglie minori e pioniere, per lo più in fase di colonizzazione del pascolo.
I fabbricati regionali sono utilizzati per l’attività produttiva d’alpe (viene prodotto il formaggio D.O.P. “Bitto”) che a tutt’oggi corrisponde alla maggiore vocazione del territorio, a cui negli ultimi anni si sta affiancando anche il valore turistico, grazie al sentiero “101” denominato “Sentiero delle Orobie” che attraversa tutta la parte superiore del pascolo, tra la Baita Laghetti e la Baita di Cima (ora Bivacco Zamboni)
Attualmente l’unico percorso stradale che consente di raggiungere la Foresta Regionale è la strada forestale che dalla località Rifugio Madonna delle Nevi attraversa in località Prà del Muto tutto il fondovalle. Informazioni:
ERSAF-Curno-tel. 035.6227.382-fax-035.6227.399-www.ersaf.lombardia.it
Percorsi tematici
Percorsi tematici
- Sentiero della Preistoria
Partenza da: Casera di Azzaredo (1.795 m) Descrizione:
Parte dalla Casera di Azzaredo raggiungibile attraverso il sentiero n.124, davanti ad essa si trova una roccia che presenta delle incisioni fatte dall’uomo che, in tempi lontani, viveva su queste montagne. Proseguendo lungo il sentiero, si raggiunge un pianoro dove si trova la Baita Arletto;(1.857, m) nei suoi dintorni sorgono vecchie baite diroccate, da qui si scorgono gli alpeggi: Cavizzola, Celtro, Cavallo, Terzera, Gambetta, ed in lontananza il Canto Alto oltre il quale si estende: la città di Bergamo e la pianura padana. Andando oltre si raggiunge la Baita Laghetti (1.948, m) e poco più su la Baita di Cima ora Bivacco Zamboni (1.996, m) che incrocia il sentiero n.101 delle “Orobie Occidentali”, poco sopra troviamo un abbeveratoio in pietra ed un cumulo di sassi dalle sembianze di un piccolo uomo, da lì si apre un vasto pianoro ricco di pietre e rocce recanti incisioni, dette “coppelle” risalenti al IV°-V° Sec. a. C a testimonianza della presenza umana in queste valli in tempi remoti. Proseguendo oltre si intraprende la via del ritorno attraverso il sentiero n.124/a che, scendendo attraverso pascoli ricchi di rododendri, ginepri e larici, si inoltra nel bosco del Casù formato da vecchi abeti rossi e bianchi e, seguendo il suo itinerario tortuoso e ripido, conduce in breve al Prà del Muto punto di arrivo dell’escursione.
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