I risultati del sondaggio su Foreste da Vivere 09

FORESTE DA VIVERE 2009
Conoscenza e apprezzamento delle Foreste di Lombardia:
i risultati di un sondaggio tra i visitatori.

 

I cittadini lombardi sanno che la Regione è ricca di foreste e le frequentano; non hanno chiaro, probabilmente, che una bella fetta di queste è proprietà della Regione, ma sono ben pronti a riparare la lacuna chiedendo di ricevere informazioni, di partecipare agli eventi che vengono organizzati dal programma “Foreste da Vivere”, di condividerle insomma di più.
E in termini di apprezzamento, si dividono equamente tra chi vorrebbe foreste “selvagge”, chi  le vorrebbe più attrezzate per la fruizione turistica e chi sostiene “va bene così”.

 

ERSAF - Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste  che  ha in gestione le 20 foreste di proprietà della Regione Lombardia con un’estensione complessiva di circa 23.000 ettari – ha raccolto tramite interviste e questionari il parere di un significativo campione delle migliaia di frequentatori delle foreste. Su 626 questionari raccolti, 162 sono stati compilati a Morbegno e 158 a Lecco; in misura minore in altre sedi (Curno, Mantova, Gargnano, Breno); 85 questionari sono stati compilati sul sito internet ww.forestedavivere.it e 41 nel corso di fiere ed esposizioni.

 

Quali i risultati?
- Il 72% degli intervistati si dichiara a conoscenza del significato di Foreste di Lombardia. Nonostante la formulazione precisa della domanda (Sei a conoscenza che Regione Lombardia possiede oltre 23 mila ettari di foreste e alpeggi, denominate Foreste di Lombardia?) resta il dubbio che s’intenda per Foreste di Lombardia tutti i boschi lombardi e non solo quelli specificamente di proprietà della Regione.
- Solo il 14% non ha mai visitato una FdL: percentuale molto alta, spiegabile con il fatto che i questionari venivano compilati nella maggior parte dei casi proprio durante una visita in foresta. Ma anche con la considerazione già fatta, per cui le foreste di Lombardia sono intese in senso lato.
- Alla domanda Se le hai già visitate, come ti piacerebbero? le risposte possibili erano:  Con più segnaletica, sentieri e strutture di accoglienza;  Più naturali e selvagge;  Vanno bene come sono . Nessuna risposta ottiene la maggioranza dei consensi, anche se prevale la richiesta di più attrezzature.
Da notare come nelle schede compilate in occasione di Forestry education (tecnici del settore) il  gradimento maggiore va alla tipologia “naturali e selvagge” con quasi il 50%. Viceversa, nel sondaggio del sito web (fatto quindi “da casa”) la preferenza del 50% va alle foreste più “attrezzate”.
- Scarsa la conoscenza registrata del programma “Foreste da Vivere”, anche da chi stava magari stava partecipando ad una delle iniziative!
Peraltro il giudizio sulla validità delle iniziative, sulla volontà di partecipare e sulle modalità di organizzazione è molto positivo, tant’è che circa metà degli intervistati ha chiesto l’inserimento del proprio indirizzo nella mailing–list informativa di Foreste da Vivere.

 

A un numero più ristretto di visitatori è stata sottoposta un’ intervista, modalità di consultazione più ricca di informazioni ma più laboriosa da proporre a tutti.
I 140 visitatori intervistati – tutti lombardi, età media, ugualmente distribuiti tra uomini e donne – scelgono i boschi lombardi per la gita di un solo giorno a poca distanza da casa; in genere (30%) perché conoscono la zona o proprio perché è facilmente raggiungibile dal proprio domicilio (10,7%); comunque perché è attraente (25%), si respira aria buona, c’è quiete e si può fare il picnic in un’area attrezzata.
Infatti la percentuale di chi si porta il pranzo al sacco è doppia rispetto a chi consuma un pasto in rifugio o in agriturismo, anche se la stragrande maggioranza per mangiare il panino preferisce un tavolo e una panchina (dentro o fuori i rifugi) piuttosto che una coperta sul prato. Tra i pochi che restano fuori a dormire i più (10%) si fermano in rifugio.
La gita è un fatto personale: è apprezzata dal 60% una guida illustrata, ma solo il 31% cerca un accompagnatore; anche se l’educazione ambientale è un tema ormai largamente diffuso (66%) e volentieri approfondito (58%).
E’ diffusa una sensibilità ambientale magari un po’ schematica: per cui se un bosco tagliato non impressiona negativamente il 62% degli intervistati, tutti gli altri (38%) condannano il fatto come ingerente e impattante sull’ambiente.
E se il 75% giudica estremamente utile e indispensabile la selvicoltura, il 17% la ritiene non necessaria ed addirittura il 7% non utile e dannosa per il bosco.
Emerge un importante atteggiamento “conservativo” anche sulle attività nella foresta: c’è un quasi equilibrio tra il limitare e il liberalizzare, ma su alcune voci la somma tra la richiesta di  limitare e vietare supera il favore alla liberalizzazione. Il picco del limitare si ha per la circolazione delle mountain-bikes (40%) che stacca di poco il deltaplano (38,4%), a seguire cani e cavalli in parità (36%). Il picco del vietare è per cani e cavalli (12-13%) a seguire le biciclette (8%). Al contrario vanno liberalizzate per il 73% le attività zootecniche (pascolo, alpeggio) e per il 53% la selvicoltura. Più della metà si sente disturbata dalla presenza di moto e auto nell’area.
Buono il giudizio sulle infrastrutture e i servizi, con giudizi maggiormente negativi (20% delle risposte) su possibilità di parcheggio, raccolta e asporto rifiuti, materiale divulgativo, servizi igienici.
In definitiva: il visitatore sarebbe disposto a pagare un biglietto d’ingresso per entrare nell’area naturale? Risponde sì il 37%, che giudica equo un prezzo tra i 2 e i 5 euro. Ma la maggioranza risponde no, “perché usufruire di un’area naturale è un diritto”.

 

Un ringraziamento a tutti coloro che ci hanno dedicato un po' di tempo, partecipando ai nostri sondaggi

 

Gennaio 2010